Cinema Modernissimo: Bologna recupera un pezzo della sua storia

 Il progetto unirà uno stile architettonico d’ispirazione Liberty alle dotazioni tecnologiche più avanzate

Cinema Modernissimo: Bologna recupera un pezzo della sua storia


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​Il progetto della riapertura del Modernissimo si sviluppa nel solco di una rinnovata sensibilità che ha portato, in tutto il mondo, al recupero di diverse sale cinematografiche d'inizio Novecento.

Per giungere al Cinema Modernissimo dei primi anni Duemila, per la precisione quello che aprirà le porte ai bolognesi in tutto il suo splendore il prossimo anno, bisogna però fare un passo indietro; come spesso accade, il futuro si costruisce sulla storia.

Palazzo Ronzani - 1915

Il 16 febbraio 1915 apriva i battenti il Cinema Modernissimo. La sede è Palazzo Ronzani, edificio incastonato nel cuore pulsante di Bologna, tra via Rizzoli, piazza Re Enzo e via degli Orefici. Costruito tra il 1913 e il 1915, il palazzo rientrava nel quadro del riassetto urbanistico previsto dal Piano Regolatore del 1888-1889, un grande progetto pensato per dare respiro alla città, la cui realizzazione si è protratta fino agli anni Cinquanta del secolo successivo.

L'apertura e la necessità di collegamento tra i diversi centri nevralgici del capoluogo emiliano hanno portato anche alla demolizione di parte del cosiddetto Mercato di Mezzo per allargare via Rizzoli e fare spazio a un edificio d'ispirazione Liberty, con un chiaro rimando alla Belle Époque francese.

Progettato dall'ingegner Pontoni, Palazzo Ronzani ospitava al piano interrato il Teatro Modernissimo, da circa 2000 posti, e al piano terra il caffè e il cinema omonimi.
Quest'ultimo poteva contare su 550 posti distribuiti tra platea e galleria sopraelevata. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, in pieno boom economico, il teatro viene chiuso e con esso sparisce l'impianto Liberty iniziale.
I cinema diventano così due: il Cinema Modernissimo, l'ex teatro sotterraneo, a cui si accede da piazza Re Enzo, e il Cinema Centrale, con entrata su via Rizzoli, quello che inizialmente era il cinema Modernissimo. Quest'ultimo è stato aperto fino al 2007 con il nome di Cinema Arcobaleno.

Palazzo Ronzani - 2019.

All'inizio degli anni Duemila esplode un nuovo orientamento: i cinema storici del secolo scorso vengono recuperati nelle principali città europee e in quelle americane più sensibili a un certo tipo di progettualità culturale, come Los Angeles e New York. Tra gli altri, viene recuperato a Marsiglia il cinema dove venne proiettato il primo film dei Fratelli Lumière.

La Cineteca di Bologna ha fatto sua questa tendenza. Dopo una serie di iniziative, che nel 2003 hanno portato alla ristrutturazione una parte dell'ex-macello aprendo le due sale Lumière, la Biblioteca Renzo Renzi e l'archivio fotografico, la Cineteca stringe un'intesa con il Comune di Bologna per il recupero del Cinema Modernissimo. Il protocollo prevede anche la partecipazione di Emmegi Cinema, proprietaria della sala, e la collaborazione di Confindustria Emilia.

I fondi per il restauro prevedono un investimento totale di 3,5 milioni di euro coinvolgendo diverse realtà. È di questa primavera la notizia che il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha assegnato al recupero del Cinema Modernissimo 1,2 milioni di euro che si vanno a sommare a 1,5 milioni del Comune di Bologna, 333 mila euro di Confindustria Emilia e circa 700.000 stanziati dalla stessa Cineteca di concerto con altre realtà quali Gaumont, Fondazione Del Monte, Noema Life, Marchesini Unipol Banca, Fondazione Golinelli, Gruppo Pelliconi, Bonfiglioli, G.D., Unicredit, Lamborghini, Lloyds Farmacia.

Il cantiere prevede, oltre al restauro per ridare al Liberty tutto il suo splendore, anche la dotazione della tecnologia più avanzata, inclusi formati digitali fino al 4K.

Mutiflix.

Dal 23 al 30 giugno 2018, durante la rassegna Il Cinema Ritrovato, il cantiere del Modernissimo è stato aperto temporaneamente al pubblico per la proiezione quotidiana di Wolves of Kultur. Per una settimana, alle 9 e alle 19, sullo schermo è stata proiettata una serie americana esattamente di un secolo fa, il 1918.

Come suggerisce il nome dell'iniziativa, Mutiflix, l'intento è stato quello di mostrare in che modo, ben prima di Netflix, non solo le serie facessero già parte dell'immaginario popolare.

Wolves of Kultur racconta la storia di Alice Grayson, nipote dell'inventore di un particolare siluro radiocomandato. I progetti del macchinario vengono rubati e Alice, insieme all'agente segreto Roger Barclay, si mette in cerca dei ladri, la gang Wolves of Kultur che dà appunto il titolo alla serie. Quindici episodi per tenere sul filo lo spettatore che cento anni dopo sono stati riproposti come ponte ideale tra i due secoli.

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