Cinema Italiano anni 60: il boom della Commedia è a Bologna sotto le stelle

 Nata come continuazione del neorealismo in chiave più leggera, la commedia all’italiana si configura come un tentativo di far emergere la denuncia sociale attraverso l’umorismo e la satira

Cinema Italiano anni 60: il boom della Commedia è a Bologna sotto le stelle


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​Gli anni ’60 sono stati gli anni di Martin Luther King e dei Kennedy, della guerra nel Vietnam e della nascita del fenomeno hippy.
Gli anni delle minigonne e delle scarpe con le zeppe, dei Beatles ma anche del primo uomo sulla luna.

Sono stati gli anni del Boom Economico e del miraggio del benessere, gli anni del miracolo economico italiano e della nascita del consumismo di massa.
In questo periodo, infatti, è cambiato il modo di produrre e consumare, di sognare, e soprattutto di vivere il presente e progettare il futuro.
E con la diffusione della televisione l’Italia è stata catapultata nella modernità.

In questo contesto di mutamenti sociali che hanno profondamente cambiato il volto del pubblico, il cinema italiano ha conosciuto un momento di autentico splendore, trovandosi addirittura in condizione di rivaleggiare con quello a stelle e strisce.
Dal secondo dopoguerra e per il quindicennio seguente, i produttori cinematografici americani avevano trovato conveniente girare film in Italia, in una Roma diventata il centro mondiale della cinematografia.
In questo periodo, il cinema italiano era caratterizzato da produzioni che affrontavano temi quali l’impegno civile e la denuncia sociale, rappresentando sul grande schermo in maniera essenziale e oggettiva la realtà storica del periodo, senza gli stereotipi delle narrazioni tradizionali. Erano gli anni del neorealismo.

Ma è in seguito alla profonda trasformazione avvenuta nel decennio seguente che il cinema ha avuto la sua maggiore evoluzione e, con essa, l’occasione di conquistare il mercato statunitense ed europeo.
Il cinema d’autore di Michelangelo Antonioni, l’horror di Mario Bava, gli indimenticabili western di Sergio Leone ma soprattutto la commedia all’italiana di Mario Monicelli hanno regalato pellicole che sono entrate di diritto nel patrimonio culturale nazionale e hanno permesso al cinema italiano di raggiungere una posizione di grande prestigio sia nazionale che oltre confine.

La commedia all’italiana è nata come una continuazione del neorealismo in chiave più leggera configurandosi come un tentativo di far emergere la denuncia sociale attraverso l’umorismo e la satira anziché attraverso il pathos drammatico del neorealismo.
Un cinema di evasione e divertimento la cui peculiarità doveva essere la critica sociale e di costume attraverso il racconto del presente e della quotidianità in un paese che si stava trasformando durante gli anni del boom, mettendo in evidenza la crisi dei valori tradizionali.
Le parole di Monicelli definiscono alla perfezione questo genere capace di mettere a nudo le contraddizioni del nostro paese e dei suoi cittadini: «La commedia all’italiana è questo: trattare con termini comici, divertenti, ironici, umoristici degli argomenti che sono invece drammatici. È questo che distingue la commedia all'italiana da tutte le altre commedie...».

Anche se la definizione “all’italiana” è nata come locuzione dispregiativa, riferendosi al modo tipico di affrontare la vita secondo lo stile caratteristico della cultura medio-bassa dove ciascuno è tenuto a far fronte ai problemi e bisogni quotidiani con la proverbiale “arte di arrangiarsi”, nel tempo, ha assunto tutto un altro significato.

Le commedie realizzate dalla fine degli anni ‘50 da autori come Monicelli, Risi, Comencini, Germi, Scola e interpretate da attori come Sordi, Gassman, Manfredi, Tognazzi rientrano a pieno titolo nella definizione.
Una delle icone del nostro cinema e indubbiamente tra i massimi esponenti di questo fortunato filone è stato Alberto Sordi.
Tra gli attori che hanno saputo rappresentare meglio l’italiano medio di quel tempo, è riuscito a dare un volto al personaggio centrale di questo tipo di commedia: mediocre ma ambizioso, gradasso, opportunista e pusillanime.

La commedia all’italiana ha preso il nome dalla pellicola “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi con protagonista uno straordinario Marcello Mastroianni, una commedia che è riuscita a denunciare i risvolti della rispettabilità borghese e le ipocrisie della vita di provincia.
Ma il film che ha sancito la nascita vera e propria di questo fortunato filone contribuendo a lanciarlo a livello mondiale, è la celeberrima pellicola di Mario Monicelli “I soliti ignoti”, parodia dei film di rapine, ritenuta la migliore commedia all’italiana di sempre.

All’interno dell’ormai classico appuntamento cinematografico dell’estate bolognese patrocinato da Unipol Banca “Sotto le stelle del Cinema”, la Cineteca propone una breve rassegna sull’argomento in cui compaiono alcuni titoli chiave della fortunata stagione della commedia all’italiana.
Dall’8 al 15 agosto le icone del cinema italiano vi danno appuntamento in Piazza Maggiore su uno degli schermi più affascinanti d’Europa per sette giorni di Risate all’italiana.